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		<title><![CDATA[Blog IT e Cybersecurity | Media Lab Computer
]]></title>
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		<description><![CDATA[]]></description>
		<language>IT</language>
		<lastBuildDate>Mon, 29 Jun 2026 18:43:00 +0200</lastBuildDate>
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			<title><![CDATA[Microsoft 365 o Google Workspace: quale scegliere?]]></title>
			<author><![CDATA[Luigi Cerabolini]]></author>
			<category domain="http://www.medialabcomputer.it/blog/index.php?category=Produttivit%C3%A0"><![CDATA[Produttività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div>È una delle domande che mi viene fatta più spesso dalle aziende che stanno rinnovando la propria infrastruttura IT o che vogliono passare a una posta elettronica professionale: meglio Microsoft 365 o Google Workspace? La risposta, come spesso accade nell'informatica, è: dipende. Ma dipende da fattori molto concreti che possiamo analizzare insieme.</div>
<div>Lavoro quotidianamente con entrambe le piattaforme, sia in azienda che nei corsi di formazione, e ho una visione pratica di cosa funziona meglio per le piccole e medie imprese. Ecco un confronto onesto, senza tifare per nessuno.</div><div><br></div>
<div><strong>La posta elettronica</strong></div>
<div>Per molte PMI, la posta elettronica è il motivo principale per adottare una di queste piattaforme. Avere un indirizzo tipo nome@vostraazienda.it invece di nome.azienda@gmail.com fa la differenza in termini di immagine professionale.</div>
<div>Microsoft 365 offre la posta tramite Outlook, con caselle da 50 GB e un'integrazione perfetta con il client Outlook per desktop che molti già conoscono e usano. Google Workspace offre Gmail con dominio personalizzato, un'interfaccia web eccellente e 30 GB di spazio condiviso tra email e file.</div>
<div>Se i vostri dipendenti sono abituati a Outlook e lo usano da anni, la transizione a Microsoft 365 sarà indolore. Se invece preferiscono lavorare dal browser e trovano Gmail più intuitivo, Google Workspace è la scelta naturale.</div><div><br></div>
<div><strong>I documenti e la collaborazione</strong></div>
<div>Qui le differenze sono più marcate. Google è nato nel cloud: Documenti, Fogli e Presentazioni funzionano interamente nel browser, la collaborazione in tempo reale è fluida e immediata, e la gestione delle versioni è automatica. Se due colleghi lavorano sullo stesso documento contemporaneamente, l'esperienza è eccellente.</div>
<div>Microsoft 365 offre Word, Excel e PowerPoint sia in versione desktop che online. La versione desktop è più potente e completa, soprattutto Excel che per funzionalità avanzate come tabelle pivot, macro e analisi dati resta imbattibile. La collaborazione in tempo reale c'è anche su Microsoft, tramite la versione online o SharePoint, ma è meno fluida rispetto a Google.</div>
<div>In pratica: se la vostra azienda lavora molto con fogli di calcolo complessi, report dettagliati e documenti con formattazione avanzata, Microsoft 365 è superiore. Se il lavoro è più orientato alla collaborazione veloce, alla condivisione di documenti semplici e alle comunicazioni interne, Google Workspace ha un vantaggio.</div><div><br></div>
<div><strong>Lo spazio di archiviazione</strong></div>
<div>Microsoft 365 Business Basic offre 1 TB di spazio OneDrive per utente. Google Workspace Business Starter offre 30 GB per utente in pool condiviso. Per avere spazio paragonabile su Google serve il piano Business Standard, che costa di più.</div>
<div>Su questo punto Microsoft è generalmente più conveniente: un terabyte per utente è uno spazio enorme che la maggior parte delle PMI non riuscirà mai a riempire. Con Google, se avete molti file e molti utenti, potreste trovarvi a fare i conti con lo spazio molto prima.</div><div><br></div>
<div><strong>Integrazione con il resto dell'infrastruttura</strong></div>
<div>Se la vostra azienda ha un server Windows con Active Directory, Microsoft 365 si integra nativamente con il dominio aziendale. Single sign-on, sincronizzazione degli utenti, politiche di sicurezza centralizzate: tutto funziona in modo coerente. Google Workspace può integrarsi con Active Directory tramite strumenti aggiuntivi, ma l'esperienza non è altrettanto fluida.</div>
<div>Se invece non avete un server e lavorate interamente in cloud, Google Workspace è estremamente semplice da configurare e gestire. Non servono competenze sistemistiche avanzate per amministrare un'organizzazione Google Workspace di dieci o venti utenti.</div><div><br></div>
<div><strong>I costi</strong></div>
<div>I prezzi delle due piattaforme sono simili e partono da circa 6 euro per utente al mese per i piani base. Ma attenzione a cosa è incluso: Microsoft 365 Business Basic include solo le versioni online delle app, mentre il Business Standard include anche le versioni desktop complete di Word, Excel e PowerPoint. Se i vostri dipendenti hanno bisogno di Office installato sul computer, dovete considerare il piano Standard.</div>
<div>Google Workspace ha una struttura prezzi più semplice, ma come detto lo spazio di archiviazione del piano base è limitato. Per un confronto equo, è importante mettere a fianco piani con caratteristiche realmente comparabili.</div><div><br></div>
<div><strong>La mia esperienza sul campo</strong></div>
<div>Nella pratica quotidiana, vedo che le aziende con un'infrastruttura Windows esistente, personale abituato a Office e necessità di Excel avanzato si trovano meglio con Microsoft 365. Le aziende più giovani, con team che lavorano molto in mobilità e in collaborazione, e senza un'infrastruttura server legacy, si trovano meglio con Google Workspace.</div>
<div>Non esiste una risposta universale, ma esiste la risposta giusta per la vostra specifica situazione. Quello che sconsiglio sempre è scegliere basandosi solo sul prezzo del piano base: le differenze emergono nell'uso quotidiano e nella compatibilità con gli strumenti che già avete.</div><div><br></div>
<div><strong>Serve aiuto nella scelta?</strong></div>
<div>Se state valutando il passaggio a una piattaforma cloud per la posta e i documenti aziendali, o se volete migrare da una all'altra, contattateci. Analizziamo insieme le vostre esigenze, il parco software esistente e le abitudini del vostro team, e vi guidiamo nella scelta e nella migrazione senza perdere dati né interrompere il lavoro.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 16:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Wi-Fi aziendale: perché la connessione è lenta (e come risolvere)]]></title>
			<author><![CDATA[Luigi Cerabolini]]></author>
			<category domain="http://www.medialabcomputer.it/blog/index.php?category=Networking%0A"><![CDATA[Networking
]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div>"La connessione è lentissima." "Non riesco a stampare." "La videochiamata si blocca ogni due minuti." Sono le frasi che sento più spesso quando entro in un'azienda per la prima volta. E nella stragrande maggioranza dei casi il problema non è la linea Internet, che magari è una fibra da 100 o 200 Mbps più che sufficiente, ma il modo in cui il Wi-Fi è stato configurato, o meglio, non configurato.</div>
<div>Nelle PMI il Wi-Fi viene spesso trattato come un dettaglio: si collega il router del provider, si attiva la rete wireless e si distribuisce la password a tutti. Funziona? All'inizio sì. Ma con il crescere dei dispositivi collegati, dei servizi in cloud e delle videochiamate quotidiane, i problemi emergono rapidamente.</div><div><br></div>
<div><strong>Il router del provider non è un access point aziendale</strong></div>
<div>Questo è il primo malinteso da chiarire. Il router che vi installa il provider Internet è progettato per un uso domestico: una famiglia con qualche smartphone, un paio di computer e una smart TV. Non è progettato per gestire venti postazioni di lavoro, dieci smartphone, cinque stampanti di rete, telecamere IP e un sistema VoIP contemporaneamente.</div>
<div>Un access point professionale gestisce decine di connessioni simultanee senza perdere prestazioni, supporta il band steering per distribuire automaticamente i dispositivi tra le frequenze a 2.4 e 5 GHz, e permette di creare reti separate per dipendenti e ospiti. Il router del provider non fa nessuna di queste cose, o le fa male.</div><div><br></div>
<div><strong>Troppi dispositivi sulla stessa rete</strong></div>
<div>In molte aziende che visito, tutto è connesso alla stessa rete Wi-Fi: i computer dell'ufficio, gli smartphone personali dei dipendenti, le telecamere di sorveglianza, i tablet del magazzino, il lettore di badge. Ogni dispositivo occupa banda e risorse, e quando sono tutti sullo stesso canale il risultato è la congestione.</div>
<div>La soluzione è la segmentazione: creare VLAN separate per i dispositivi di lavoro, per gli ospiti e per i dispositivi IoT (telecamere, sensori, dispositivi smart). In questo modo il traffico delle telecamere non intasa la rete degli uffici, e un ospite con il suo smartphone non ha accesso alla rete aziendale.</div><div><br></div>
<div><strong>Posizionamento sbagliato degli access point</strong></div>
<div>Il Wi-Fi è un segnale radio, e come tale viene attenuato da muri, pavimenti, armadi metallici e persino dalle persone. Un singolo access point posizionato nella stanza del server, magari in uno sgabuzzino in fondo al corridoio, non può garantire una copertura decente in tutto l'ufficio.</div>
<div>La progettazione corretta prevede un sopralluogo per capire la planimetria dei locali, i materiali delle pareti e la distribuzione delle postazioni di lavoro. In base a questi fattori si posizionano gli access point nei punti strategici, garantendo una copertura uniforme senza zone d'ombra. Non servono necessariamente molti dispositivi: spesso due o tre access point ben posizionati coprono un intero piano di uffici.</div><div><br></div>
<div><strong>Interferenze dai vicini</strong></div>
<div>Negli edifici con più aziende o in zone commerciali dense, le reti Wi-Fi dei vicini possono creare interferenze significative, soprattutto sulla banda a 2.4 GHz che ha solo tre canali non sovrapposti. Se il vostro access point e quello dell'ufficio accanto trasmettono sullo stesso canale, si disturbano a vicenda.</div>
<div>Un access point professionale analizza lo spettro radio e seleziona automaticamente il canale meno congestionato. In alternativa, un tecnico può effettuare un'analisi delle frequenze e configurare manualmente i canali ottimali per il vostro ambiente.</div><div><br></div>
<div><strong>La banda a 5 GHz è vostra amica</strong></div>
<div>La frequenza a 5 GHz offre velocità molto superiori e soffre meno delle interferenze, perché ha molti più canali disponibili e una portata più corta, che in questo caso è un vantaggio: meno sovrapposizione con i vicini. Lo svantaggio è che penetra meno attraverso i muri, quindi serve una copertura più capillare.</div>
<div>La strategia migliore è usare entrambe le bande: 5 GHz per le postazioni di lavoro fisse e le sale riunioni, 2.4 GHz per i dispositivi che si muovono e quelli più lontani dagli access point. Un buon access point gestisce entrambe le bande simultaneamente.</div><div><br></div>
<div><strong>Sicurezza: la rete ospiti è obbligatoria</strong></div>
<div>Se date la password del Wi-Fi aziendale ai visitatori, ai clienti o ai fornitori che vengono in ufficio, state dando loro accesso alla stessa rete dove risiedono i vostri server, le vostre stampanti e i vostri dati. È un rischio enorme.</div>
<div>Creare una rete ospiti separata è semplice, non costa nulla con un access point che lo supporti, e isola completamente il traffico degli ospiti dalla rete aziendale. I visitatori navigano su Internet senza problemi, ma non vedono nulla della vostra infrastruttura.</div><div><br></div>
<div><strong>Quando è il momento di intervenire</strong></div>
<div>Se riconoscete la vostra azienda in uno o più dei problemi descritti, probabilmente è il momento di ripensare la rete Wi-Fi. Non significa necessariamente una spesa importante: spesso bastano due o tre access point professionali, una configurazione corretta delle VLAN e un posizionamento ragionato per trasformare completamente l'esperienza di connessione.</div>
<div>Se volete una valutazione della vostra rete wireless aziendale, contattateci. Effettuiamo un sopralluogo, analizziamo la copertura e le interferenze, e vi proponiamo una soluzione dimensionata sulle vostre reali esigenze.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 16:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[7 cose che potete fare subito per velocizzare i PC del vostro ufficio]]></title>
			<author><![CDATA[Luigi Cerabolini]]></author>
			<category domain="http://www.medialabcomputer.it/blog/index.php?category=Produttivit%C3%A0"><![CDATA[Produttività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div>È una scena che vedo ogni settimana quando visito le aziende: dipendenti che aspettano tre minuti per l'accensione del computer, poi altri due perché si carichino tutti i programmi all'avvio, poi il gestionale che risponde con un ritardo esasperante. Tempo perso, produttività buttata, frustrazione che cresce. E spesso la domanda che mi viene fatta è: dobbiamo comprare computer nuovi?</div>
<div>La risposta, in molti casi, è no. O almeno, non subito. Ci sono interventi semplici e poco costosi che possono dare nuova vita ai PC del vostro ufficio. Eccone sette, in ordine di impatto.</div><div><br></div>
<div><strong>1. Sostituite il disco meccanico con un SSD</strong></div>
<div>Questo è in assoluto l'intervento con il miglior rapporto costo-beneficio. Un computer con un disco meccanico tradizionale (HDD) si accende in due o tre minuti. Lo stesso computer con un SSD si accende in venti secondi. I programmi si aprono in un attimo, i file si copiano in una frazione del tempo, tutto il sistema è più reattivo.</div>
<div>Un SSD da 500 GB costa meno di cinquanta euro. L'installazione richiede circa un'ora di lavoro, inclusa la migrazione dei dati dal vecchio disco. Su un parco di dieci postazioni, la spesa totale è una frazione del costo di dieci PC nuovi, ma l'effetto percepito dagli utenti è quasi lo stesso.</div><div><br></div>
<div><strong>2. Aggiungete RAM se siete sotto gli 8 GB</strong></div>
<div>Se i vostri PC hanno 4 GB di RAM — e ce ne sono ancora molti nelle PMI — ogni volta che aprite più di due o tre programmi contemporaneamente il sistema inizia a usare il disco come memoria di appoggio, rallentando tutto enormemente. Portare la RAM a 8 GB, o meglio a 16 GB, elimina questo collo di bottiglia. Un modulo di RAM costa poche decine di euro e si installa in dieci minuti.</div><div><br></div>
<div><strong>3. Pulite i programmi all'avvio</strong></div>
<div>Quanti programmi si caricano automaticamente quando accendete il PC? Spesso molti più del necessario: l'aggiornamento di Adobe, il client cloud di tre servizi diversi, Skype, Teams, il driver della stampante, utility varie installate anni fa e mai rimosse. Ogni programma all'avvio ruba secondi preziosi e occupa memoria.</div>
<div>In Windows basta aprire Gestione Attività, andare nella scheda Avvio e disabilitare tutto ciò che non serve davvero. Operazione gratuita, effetto immediato.</div><div><br></div>
<div><strong>4. Disinstallate il software inutile</strong></div>
<div>Nel corso degli anni, sui PC aziendali si accumula software che nessuno usa più: vecchie versioni di programmi, trial scaduti, toolbar del browser, utility dimenticate. Tutto questo occupa spazio, può rallentare il sistema e a volte rappresenta anche un rischio di sicurezza. Una pulizia periodica è buona manutenzione.</div><div><br></div>
<div><strong>5. Aggiornate i driver, soprattutto quelli della scheda di rete</strong></div>
<div>Un driver obsoleto può causare rallentamenti inspiegabili, disconnessioni dalla rete e problemi di compatibilità con il sistema operativo. I driver della scheda di rete e quelli della scheda video sono i più critici. Verificate sul sito del produttore del PC se ci sono versioni aggiornate.</div><div><br></div>
<div><strong>6. Controllate lo stato di salute del disco</strong></div>
<div>Un disco meccanico che inizia a degradarsi diventa progressivamente più lento, molto prima di guastarsi del tutto. Strumenti gratuiti come CrystalDiskInfo possono verificare lo stato di salute del disco in pochi secondi. Se il disco mostra segnali di usura, è il momento di sostituirlo con un SSD prima che si guasti portandosi via i dati.</div><div><br></div>
<div><strong>7. Pianificate una manutenzione periodica</strong></div>
<div>Nessuno di questi interventi è una tantum. I PC aziendali hanno bisogno di manutenzione regolare, esattamente come qualsiasi altro strumento di lavoro. Una sessione di manutenzione ogni tre o quattro mesi — aggiornamenti, pulizia, controllo dischi, verifica backup — mantiene le postazioni efficienti e previene i problemi prima che diventino emergenze.</div><div><br></div>
<div><strong>Quando è davvero ora di cambiare</strong></div>
<div>Se i vostri PC hanno più di sette o otto anni, hanno processori di generazione molto vecchia e non supportano Windows 11, allora sì, probabilmente è il momento di valutare una sostituzione. Ma anche in quel caso, non è detto che servano macchine costose: per il lavoro d'ufficio standard, un PC di fascia media con SSD e 16 GB di RAM è più che sufficiente.</div>
<div>Se volete capire se vale la pena intervenire sui PC esistenti o se è più sensato sostituirli, contattateci per un sopralluogo. Valutiamo lo stato delle postazioni e vi proponiamo la soluzione più efficiente per il vostro budget.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 18 May 2026 16:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Windows Server 2025: cosa cambia per le PMI ]]></title>
			<author><![CDATA[Luigi Cerabolini]]></author>
			<category domain="http://www.medialabcomputer.it/blog/index.php?category=Sistemi_IT%0A"><![CDATA[Sistemi IT
]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div>Microsoft ha rilasciato Windows Server 2025, la nuova versione del sistema operativo che fa girare i server della maggior parte delle aziende nel mondo. Per le PMI che utilizzano ancora Windows Server 2012, 2016 o 2019, è il momento giusto per chiedersi: vale la pena aggiornare? Cosa cambia concretamente? E soprattutto, quali rischi si corrono a restare fermi?</div> <div>Vediamo le novità più rilevanti per chi gestisce infrastrutture IT di piccole e medie imprese.</div><div><br></div> <div><strong>Sicurezza rafforzata fin dall'installazione</strong></div> <div>La novità più significativa per le PMI riguarda la sicurezza. Windows Server 2025 introduce protezioni attive già nella configurazione predefinita, senza che l'amministratore debba intervenire manualmente. Il protocollo SMB, usato per la condivisione dei file in rete, ora richiede la crittografia per impostazione predefinita. In pratica, i dati che viaggiano tra le postazioni di lavoro e il server non sono più leggibili da chi dovesse intercettare il traffico di rete.</div> <div>Anche la protezione contro gli attacchi brute force alle credenziali è attiva di serie: dopo un certo numero di tentativi di login falliti, l'account viene bloccato automaticamente. Sembra banale, ma in molte installazioni di Server 2012 e 2016 questa funzione non era attiva, lasciando la porta aperta a tentativi di indovinare le password degli amministratori.</div><div><br></div> <div><strong>Active Directory più moderno</strong></div> <div>Per chi usa Active Directory — e nelle PMI con più di dieci postazioni è praticamente la norma — Windows Server 2025 porta un aggiornamento importante del livello funzionale del dominio. Senza entrare troppo nel tecnico, questo significa che le Group Policy, la gestione degli utenti e le politiche di sicurezza possono sfruttare funzionalità più recenti e più sicure.</div> <div>Un aspetto pratico: il supporto migliorato per le password lunghe e complesse, per l'autenticazione basata su certificati, e per le managed service account di nuova generazione. Tutti strumenti che rendono più facile implementare le buone pratiche di sicurezza che altrimenti richiederebbero configurazioni manuali complesse.</div><div><br></div> <div><strong>Gestione del cloud ibrido</strong></div> <div>Anche le PMI stanno progressivamente adottando servizi cloud, spesso affiancandoli al server locale anziché sostituirlo. Windows Server 2025 è pensato proprio per questo scenario ibrido: l'integrazione con Azure è nativa, e gli strumenti per gestire il backup in cloud, la sincronizzazione dei file e il monitoraggio remoto sono integrati nel sistema operativo.</div> <div>Per chi già utilizza Microsoft 365, questo significa poter collegare il server locale all'infrastruttura cloud con meno passaggi e meno software di terze parti. Non è obbligatorio usare Azure, ma se lo fate, l'esperienza è decisamente più fluida rispetto alle versioni precedenti.</div><div><br></div> <div><strong>Hot patching: aggiornamenti senza riavvio</strong></div> <div>Questa è una novità che ogni sistemista aspettava da anni. Windows Server 2025 supporta l'hot patching, ovvero la possibilità di applicare determinati aggiornamenti di sicurezza senza dover riavviare il server. Per una PMI, dove spesso il server è uno solo e il riavvio significa interrompere il lavoro di tutti, questo è un vantaggio enorme.</div> <div>Non tutti gli aggiornamenti possono essere applicati a caldo, ma quelli di sicurezza critici nella maggior parte dei casi sì. Meno riavvii significano meno interruzioni, meno finestre di manutenzione notturne e meno rischi legati a ripartenze problematiche.</div><div><br></div> <div><strong>E chi ha ancora Windows Server 2012?</strong></div> <div>Qui il discorso si fa serio. Windows Server 2012 e 2012 R2 hanno raggiunto la fine del supporto esteso a ottobre 2023. Questo significa che Microsoft non rilascia più aggiornamenti di sicurezza per questi sistemi. Ogni vulnerabilità scoperta da quel momento in poi resta aperta, senza possibilità di correzione.</div> <div>Ho ancora clienti che utilizzano Server 2012 per far girare il gestionale o il file server. Funziona? Sì, tecnicamente funziona ancora. Ma è come guidare un'auto senza assicurazione: finché non succede nulla va bene, ma quando succede il danno è enorme.</div> <div>La migrazione non è necessariamente complessa né costosa. Nella maggior parte dei casi si può pianificare un passaggio graduale, mantenendo i dati e le configurazioni, e completando l'operazione in uno o due weekend senza impatto sulla produttività.</div><div><br></div> <div><strong>Come pianificare la migrazione</strong></div> <div>Il mio consiglio è procedere per fasi. Prima un inventario completo di ciò che gira sul server attuale: ruoli, servizi, software, dipendenze. Poi un test in ambiente virtualizzato per verificare la compatibilità del gestionale e degli altri applicativi critici. Infine la migrazione vera e propria, pianificata in un momento di bassa operatività.</div> <div>Se non avete le competenze interne per gestire la migrazione, o se volete semplicemente un parere su quale percorso di aggiornamento sia più adatto alla vostra situazione, contattateci per una valutazione. Analizziamo l'infrastruttura esistente e vi proponiamo un piano chiaro, con tempi e costi definiti.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 May 2026 16:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cos'è una VPN aziendale e perché la tua azienda ne ha bisogno]]></title>
			<author><![CDATA[Luigi Cerabolini]]></author>
			<category domain="http://www.medialabcomputer.it/blog/index.php?category=Networking%0A"><![CDATA[Networking
]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006"><div>Negli ultimi anni lo smart working è passato da eccezione a normalità per moltissime aziende, anche piccole. Ma lavorare da casa o da una sede remota pone un problema concreto: come accedere ai file sul server aziendale, al gestionale, alle cartelle condivise, senza esporre la rete dell'azienda a rischi di sicurezza?</div> <div>La risposta è la VPN aziendale. Un termine che molti hanno sentito ma che pochi conoscono davvero nel dettaglio. Vediamo di fare chiarezza.</div><div><br></div> <div><strong>Cos'è una VPN in parole semplici</strong></div> <div>VPN sta per Virtual Private Network, rete privata virtuale. In pratica è un tunnel cifrato che collega il vostro computer (ovunque vi troviate) alla rete aziendale, come se foste fisicamente seduti alla scrivania dell'ufficio. Tutto il traffico che passa dentro questo tunnel è crittografato: nessuno può intercettarlo, nemmeno se state usando il Wi-Fi di un bar o di un hotel.</div> <div>Pensate a un tubo blindato che attraversa Internet: i dati entrano da una parte, viaggiano protetti, e escono dall'altra direttamente nella rete dell'azienda. Dall'esterno nessuno può vedere cosa c'è dentro quel tubo.</div><div><br></div> <div><strong>Due tipi di VPN: quale serve a voi</strong></div> <div>Esistono due configurazioni principali, e spesso un'azienda le usa entrambe.</div> <div>La VPN client-to-site è quella che serve ai singoli dipendenti. Il collaboratore installa un piccolo software sul proprio portatile (il "client VPN"), inserisce le proprie credenziali, e si collega alla rete aziendale da casa, da un cliente, dall'estero. È la soluzione classica per lo smart working e per i tecnici in trasferta.</div> <div>La VPN site-to-site collega invece due sedi aziendali in modo permanente. Se avete un ufficio a Varese e un magazzino a Pavia, una VPN site-to-site fa sì che le due reti si comportino come un'unica rete locale. I computer di una sede vedono le stampanti e i server dell'altra, in modo trasparente e sicuro, senza che gli utenti debbano fare nulla.</div><div><br></div> <div><strong>Perché non basta "aprire le porte" sul router</strong></div> <div>Una tentazione frequente nelle PMI è risolvere il problema dell'accesso remoto nel modo più semplice: aprire le porte del router per rendere accessibile il server da Internet. È una soluzione rapida che funziona, ma è come lasciare la porta dell'ufficio aperta di notte per comodità: chiunque può entrare.</div> <div>Un server esposto direttamente su Internet è bersaglio di scansioni automatiche continue. I criminali informatici cercano attivamente porte aperte con servizi vulnerabili (Desktop Remoto, FTP, database). Ho visto aziende subire intrusioni nel giro di poche ore dall'apertura di una porta RDP sul router.</div> <div>La VPN risolve il problema alla radice: il server non è esposto su Internet. L'unico punto di accesso è il tunnel VPN, protetto da autenticazione forte e crittografia. Anche se qualcuno conosce l'indirizzo IP dell'azienda, senza le credenziali VPN non può fare nulla.</div><div><br></div> <div><strong>Come si implementa nella pratica</strong></div> <div>Nella maggior parte delle PMI che seguo, la VPN è integrata nel firewall aziendale. Dispositivi come quelli Sangfor, Fortinet, SonicWall o pfSense includono funzionalità VPN già pronte. Non serve hardware aggiuntivo: si configura il firewall per accettare connessioni VPN, si creano le utenze per i dipendenti, si installa il client sui portatili e si è operativi.</div> <div>Il costo è essenzialmente zero se avete già un firewall di livello aziendale, perché la funzione VPN è inclusa. Se invece state usando il router fornito dal provider Internet come unico dispositivo di rete, è il momento di considerare un upgrade: un firewall dedicato non è solo per la VPN, ma è la base di tutta la sicurezza perimetrale.</div><div><br></div> <div><strong>VPN e autenticazione a due fattori</strong></div> <div>Un consiglio che do sempre: non limitatevi a username e password per l'accesso VPN. Attivate l'autenticazione a due fattori (2FA). In questo modo, anche se le credenziali di un dipendente vengono compromesse tramite phishing, l'attaccante non può accedere alla VPN senza il secondo fattore, che tipicamente è un codice temporaneo generato da un'app sullo smartphone.</div> <div>È un livello di protezione in più che richiede pochi minuti di configurazione e zero costi aggiuntivi, ma che può fare la differenza tra un tentativo di intrusione fallito e un disastro.</div><div><br></div> <div><strong>Lavorare ovunque, in sicurezza</strong></div> <div>La VPN aziendale è uno di quegli strumenti che, una volta provati, non se ne può più fare a meno. I vostri dipendenti possono lavorare da casa con la stessa produttività che hanno in ufficio, accedendo a tutto ciò che serve: gestionale, file server, stampanti, intranet. Il tutto senza compromettere la sicurezza della rete aziendale.</div> <div>Se la vostra azienda non ha ancora una VPN configurata, o se state usando soluzioni improvvisate come le porte aperte sul router, <a role="button" href="javascript:x5engine.utils.emailTo('34434321','.itutercomplabediao@mnfi','Richiesta%2520Cos\'%25C3%25A8%2520una%2520VPN%2520aziendale%2520e%2520perch%25C3%25A9%2520la%2520tua%2520azienda%2520ne%2520ha%2520bisogno','')" class="imCssLink">contattateci</a>. Possiamo valutare insieme la soluzione più adatta alla vostra infrastruttura e mettervi in sicurezza in tempi rapidi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 16:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Phishing: riconoscere truffe email in 30 secondi]]></title>
			<author><![CDATA[Luigi Cerabolini]]></author>
			<category domain="http://www.medialabcomputer.it/blog/index.php?category=CyberSecurity"><![CDATA[CyberSecurity]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div>"<i>Gentile cliente, il suo pacco è in attesa di consegna. Clicchi qui per aggiornare l'indirizzo.</i>" Oppure: "<i>Abbiamo rilevato un accesso sospetto al suo conto. Verifichi immediatamente le sue credenziali.</i>"</div><div><br></div><div>Messaggi come questi arrivano ogni giorno a milioni di caselle di posta, comprese quelle aziendali. Sembrano veri, urgenti, autorevoli. <b>Ma sono trappole!</b><br></div><div>Il phishing è la tecnica di attacco informatico più diffusa al mondo, e anche la più efficace. Non sfrutta vulnerabilità tecniche dei sistemi, ma la vulnerabilità più antica: la fretta e la fiducia delle persone. Un clic su un link sbagliato può aprire le porte della rete aziendale a criminali che installeranno ransomware, ruberanno credenziali o sottrarranno dati sensibili.</div><div>La buona notizia è che riconoscere un'email di phishing richiede pochi secondi, se si sa dove guardare. Ecco cinque controlli che insegno sia in aula ai miei studenti sia durante le sessioni di formazione in azienda.</div><div><br></div><div><b>1. Controllate il mittente reale, non il nome visualizzato</b></div><div>Il nome che vedete nella casella "<i>Da:</i>" può essere qualsiasi cosa. Un truffatore può far apparire "<i>Poste Italiane</i>" o "<i>Banca Intesa</i>" come nome del mittente, ma l'indirizzo email reale racconta un'altra storia. Passate il mouse sopra il nome (senza cliccare) e guardate l'indirizzo completo. Se il messaggio dice di venire dalla vostra banca ma l'indirizzo è qualcosa come <i>info@bancaintesa-verifica-sicurezza.xyz</i>, è phishing. Le aziende serie scrivono dal proprio dominio ufficiale, sempre.</div><div><br></div><div><b>2. Attenzione all'urgenza e alla minaccia</b></div><div>"<i>Il suo account verrà chiuso entro 24 ore.</i>" "Azione immediata richiesta." "<i>Se non risponde entro oggi perderà l'accesso.</i>" Il phishing funziona perché crea panico. L'urgenza è il segnale più classico. Un'azienda vera che ha davvero bisogno di comunicare qualcosa di importante vi contatterà attraverso più canali, non con un'unica email che minaccia conseguenze irreparabili se non cliccate subito.</div><div>Quando sentite l'impulso di cliccare immediatamente, fermatevi. È esattamente quello che il truffatore vuole che facciate.</div><div><br></div><div><b>3. Passate il mouse sui link prima di cliccare</b></div><div>Questo è il controllo più importante di tutti. Prima di cliccare qualsiasi link contenuto nell'email, posizionate il cursore del mouse sopra il link e guardate in basso a sinistra del vostro programma di posta (Outlook, Thunderbird, Gmail): vedrete l'indirizzo reale a cui quel link vi porterà.</div><div>Se l'email dice di provenire da Amazon ma il link punta a un indirizzo come <i>amaz0n-verify.strange-domain.com</i>, non cliccate. Attenzione anche ai domini che sembrano simili a quelli veri ma hanno piccole differenze: una lettera in più, un trattino, un'estensione diversa.</div><div><br></div><div><b>4. Allegati non richiesti: non apriteli mai</b></div><div>Un file Excel con la "<i>fattura in scadenza</i>", un PDF con il "<i>contratto da firmare</i>", un archivio ZIP con "<i>i documenti richiesti</i>": se non stavate aspettando quel documento, non apritelo. Gli allegati sono il veicolo preferito per distribuire malware.</div><div>Se il mittente sembra essere un fornitore o un collega, verificate con una telefonata o un messaggio separato prima di aprire qualsiasi allegato. Bastano trenta secondi per evitare un disastro.</div><div><br></div><div><b>5. Errori grammaticali e tono generico</b></div><div>Anche se negli ultimi anni la qualità dei messaggi di phishing è migliorata molto grazie all'intelligenza artificiale, molte email truffaldine contengono ancora errori ortografici, grammaticali o formulazioni innaturali. Un'azienda seria non scrive "<i>Gent.mo Sig. Cliente, la preghiamo di effetuare il login al suo contto</i>". Allo stesso modo, un messaggio che inizia con un generico "<i>Gentile utente</i>" invece di chiamarvi per nome è un segnale di allarme.</div><div><br></div><div><b>La regola d'oro: nel dubbio, non cliccate</b></div><div>Se un'email vi sembra sospetta, la cosa più sicura da fare è non interagire con essa in alcun modo. Non cliccate sui link, non aprite gli allegati, non rispondete. Piuttosto, contattate direttamente l'azienda o la persona che sembra avervi scritto, usando i canali ufficiali (il numero di telefono sul loro sito, non quello scritto nell'email sospetta).</div><div>E se lavorate in un'azienda, segnalate sempre le email sospette al vostro referente IT. Un dipendente che segnala un tentativo di phishing non è quello che "si spaventa per niente": è quello che ha appena protetto l'intera azienda.</div><div><br></div><div><b>La formazione fa la differenza</b></div><div>La tecnologia aiuta: filtri antispam, sistemi EDR, firewall con ispezione del traffico email. Ma il filtro più potente resta la consapevolezza delle persone. Nelle aziende che formo regolarmente sui rischi del phishing, i clic su email sospette calano drasticamente dopo poche sessioni. Non servono corsi lunghi e noiosi: bastano esempi concreti, prove pratiche e la cultura del "<i>prima verifico, poi clicco</i>".</div><div>Se volete organizzare una sessione di formazione sulla sicurezza email per il vostro team, <a role="button" href="javascript:x5engine.utils.emailTo('34434321','.ITUTERCOMPLABEDIAO@MNFI','Richiesta','')" class="imCssLink">contattateci</a>. Portiamo in azienda la stessa esperienza pratica che utilizziamo ogni giorno in aula e sul campo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 13:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Backup aziendale: la regola del 3-2-1 spiegata semplice]]></title>
			<author><![CDATA[Luigi Cerabolini]]></author>
			<category domain="http://www.medialabcomputer.it/blog/index.php?category=Sistemi_IT%0A"><![CDATA[Sistemi IT
]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005"><div>Cosa succederebbe alla vostra azienda se domattina accendeste i computer e tutti i dati fossero spariti? Fatture, ordini, anagrafiche clienti, progetti, email: tutto cancellato. Non è uno scenario ipotetico. Succede, e succede più spesso di quanto si pensi. Un ransomware, un guasto hardware, un errore umano, un furto, un incendio: le cause possibili sono tante e nessuna azienda ne è immune.</div> <div>La buona notizia è che proteggersi è più semplice e meno costoso di quanto si creda. Basta applicare una regola che nel mondo IT è considerata lo standard da anni: la regola del 3-2-1.</div><div><br></div> <div><strong>Cos'è la regola del 3-2-1</strong></div> <div>Il concetto è immediato. In ogni momento dovete avere: 3 copie dei vostri dati (l'originale più due copie di backup), su 2 supporti diversi (ad esempio un NAS in ufficio e un servizio cloud), di cui 1 fuori sede (in un luogo fisicamente diverso dall'ufficio).</div> <div>Perché tre copie? Perché la probabilità che tre supporti diversi si guastino contemporaneamente è statisticamente trascurabile. Perché due supporti diversi? Perché se il backup è sullo stesso disco del server, un guasto o un ransomware li distrugge entrambi. Perché uno fuori sede? Perché in caso di incendio, allagamento o furto, tutto ciò che è fisicamente in ufficio viene compromesso insieme.</div><div><br></div> <div><strong>Come applicarla nella pratica</strong></div> <div>Nella maggior parte delle PMI che seguo, la configurazione che funziona meglio è questa.</div> <div>La copia numero uno sono i dati originali che vivono sul server aziendale o sulle postazioni di lavoro. È quella con cui lavorate ogni giorno.</div> <div>La copia numero due è un NAS locale, un piccolo dispositivo di rete con dischi ridondanti (RAID) posizionato in ufficio ma separato dal server. Ogni notte, un software di backup automatico copia tutti i dati sul NAS. Strumenti come Veeam, FreeFileSync o anche il backup integrato di Windows Server fanno egregiamente questo lavoro.</div> <div>La copia numero tre è in cloud. Servizi come Backblaze B2, Wasabi, o anche un semplice Google Drive o OneDrive aziendale possono ospitare una copia cifrata dei dati più critici. Questa è la vostra assicurazione contro il disastro fisico: se l'ufficio diventa inaccessibile, i dati restano raggiungibili da qualsiasi luogo.</div><div><br></div> <div><strong>Gli errori che vedo più spesso</strong></div> <div>Il backup su disco USB lasciato sempre collegato al server è l'errore più comune. Un ransomware cifra tutto ciò che è raggiungibile dalla rete, incluso quel disco USB. Se il backup è sempre collegato, non è un backup, è una seconda copia vulnerabile quanto la prima.</div> <div>Il secondo errore è non testare mai il ripristino. Avete un NAS che fa backup ogni notte da tre anni, ma avete mai provato a ripristinare un file? Un database? Un intero server? Finché non lo testate, non sapete se funziona. Consiglio di fare un test di ripristino completo almeno ogni tre mesi.</div> <div>Il terzo errore è fare backup solo dei file e dimenticare tutto il resto: le configurazioni del server, le caselle email, il gestionale, i database. Un backup efficace deve coprire tutto ciò che serve per ripartire, non solo i documenti.</div><div><br></div> <div><strong>Quanto costa</strong></div> <div>Meno di quanto pensiate. Un NAS a due dischi con capacità adeguata per una PMI costa tra i 300 e i 500 euro. Un servizio cloud per il backup parte da pochi euro al mese. Il software di backup può essere gratuito (FreeFileSync, Windows Server Backup) o a costo contenuto (Veeam, che ha una versione gratuita per le piccole infrastrutture). L'investimento più importante non è economico ma organizzativo: decidere cosa salvare, con quale frequenza, e chi è responsabile di verificare che tutto funzioni.</div><div><br></div> <div><strong>In conclusione</strong></div> <div>La regola del 3-2-1 non è complicata e non è costosa. È semplicemente il modo più sensato per proteggere il bene più prezioso della vostra azienda dopo le persone: i dati. Se non avete un piano di backup strutturato, o se il vostro backup è un disco USB perennemente attaccato al server, è il momento di intervenire.</div> <div><a role="button" href="mailto:info@medialabcomputer.it?subject=Richiesta%20Backup%20aziendale:%20la%20regola%20del%203-2-1%20spiegata%20semplice" class="imCssLink">Contattateci </a>per una valutazione gratuita della vostra strategia di backup. In un'ora di sopralluogo possiamo identificare le criticità e proporvi una soluzione su misura.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[5 errori di sicurezza che vedo ogni giorno nelle PMI]]></title>
			<author><![CDATA[Luigi Cerabolini]]></author>
			<category domain="http://www.medialabcomputer.it/blog/index.php?category=CyberSecurity"><![CDATA[CyberSecurity]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000004"><div>Chi lavora ogni giorno a contatto con le infrastrutture IT delle piccole e medie imprese lo sa bene: la maggior parte degli incidenti informatici non nasce da attacchi sofisticati, ma da errori banali che si ripetono con una regolarità disarmante. In oltre trent'anni di attività come sistemista e IT Manager, ho visto gli stessi problemi presentarsi in aziende di settori diversi, dalla farmaceutica alla cosmetica, dal commercio allo studio professionale.</div> <div>Ecco i cinque più frequenti — e come risolverli senza spendere una fortuna.</div><div><br></div> <div><strong>1. Password deboli, condivise o scritte su Post-it</strong></div> <div>È ancora il problema numero uno. "Admin123", il nome del cane, la data di nascita: password così si violano in pochi secondi con strumenti liberamente disponibili online. Peggio ancora quando la stessa password viene condivisa tra colleghi o scritta su un foglietto attaccato al monitor.</div> <div>Come si risolve: adottare un password manager aziendale (come KeePass o Bitwarden), imporre una policy di complessità minima e, soprattutto, attivare l'autenticazione a due fattori (2FA) su tutti i servizi che lo consentono. È gratuito e alza enormemente il livello di protezione.</div><div><br></div> <div><strong>2. Nessun backup — o un backup che nessuno ha mai testato</strong></div> <div>Avere un backup è inutile se non funziona. Ho incontrato aziende che facevano backup su un disco USB collegato allo stesso server dei dati: in caso di ransomware, il disco viene cifrato insieme a tutto il resto. Altre non testavano il ripristino da mesi e, al momento del bisogno, hanno scoperto che i file erano corrotti.</div> <div>Come si risolve: applicare la regola del 3-2-1. Tre copie dei dati, su due supporti diversi, di cui uno fuori sede (cloud o NAS remoto). E soprattutto, testare il ripristino almeno una volta al trimestre.</div><div><br></div> <div><strong>3. Aggiornamenti rimandati all'infinito</strong></div> <div>"Non aggiornare, che poi smette di funzionare il gestionale." Questa frase l'ho sentita decine di volte. Il risultato sono server con Windows Server 2012 senza patch di sicurezza da anni, esposti a vulnerabilità note e già sfruttate attivamente dai criminali informatici.</div> <div>Come si risolve: pianificare una finestra di manutenzione mensile per gli aggiornamenti, anche breve. Testare prima su una macchina di prova se si teme l'incompatibilità con i software aziendali. Ma non rimandare: una vulnerabilità nota e non corretta è una porta aperta.</div><div><br></div> <div><strong>4. Email di phishing: il clic che costa caro</strong></div> <div>Il phishing resta il vettore di attacco più efficace. Un'email che sembra provenire dal corriere, dalla banca o dal fornitore abituale, con un link o un allegato malevolo. Basta un clic distratto per compromettere un'intera rete aziendale.</div> <div>Come si risolve: formazione del personale, regolare e pratica. Non basta mandare una circolare: servono esempi concreti, simulazioni di phishing, e la cultura aziendale del "nel dubbio, non cliccare e chiedi all'IT". Affiancare a questo un buon filtro antispam e un sistema EDR sugli endpoint.</div><div><br></div> <div><strong>5. Rete piatta senza segmentazione</strong></div> <div>In molte PMI tutti i dispositivi — PC degli uffici, server, telecamere, stampanti — sono sulla stessa rete. Questo significa che se un ransomware entra da un PC della reception, può raggiungere direttamente il server con il gestionale e i dati contabili.</div> <div>Come si risolve: segmentare la rete con VLAN. Separare almeno la rete dei server, quella degli uffici e quella degli ospiti/dispositivi IoT. È una configurazione che qualsiasi switch managed supporta e che riduce drasticamente la superficie di attacco.</div><div><br></div> <div><strong>Il denominatore comune</strong></div> <div>Noterete che nessuno di questi cinque punti richiede investimenti enormi. Password manager, backup in cloud, aggiornamenti, formazione e VLAN sono tutti interventi alla portata di qualsiasi PMI. Quello che serve è la consapevolezza che la sicurezza informatica non è un optional, ma una componente fondamentale della continuità operativa.</div> <div>Se avete dubbi sulla sicurezza della vostra infrastruttura IT, <a role="button" href="mailto:info@medialabcomputer.it?subject=Richiesta%205%20errori%20di%20sicurezza%20che%20vedo%20ogni%20giorno%20nelle%20PMI" class="imCssLink">contattateci </a>per una valutazione gratuita. A volte basta un sopralluogo per individuare le criticità più urgenti e pianificare gli interventi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 16:46:00 GMT</pubDate>
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